La 91a Squadriglia - Museo Francesco Baracca - Comune di Lugo

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La 91a Squadriglia

 

 

91a-Padova

 

Tra breve, forse fra una decina di giorni, formerò una squadriglia di pochi scelti piloti, montati su nuovi apparecchi rimanendo dove sono ”. Con queste parole, indirizzate alla madre nella lettera del 10 aprile 1917, Francesco Baracca preannunciò la creazione di un nuovo reparto aereo , alle dirette dipendenze del Comando Supremo, sul campo di Santa Caterina di Udine .

Agli ordini del comandante Guido Tacchini, furono assegnati, oltre a Baracca, i migliori piloti della 70a Squadriglia : Luigi Olivari, Fulco Ruffo di Calabria e Goffredo Gorini. Fu aggregato al gruppo pure Ferruccio Ranza, proveniente dalla 77a.
La squadriglia fu inizialmente equipaggiata con quattro Spad VII e tre Nieuport 17. Nonostante l’iniziale riluttanza dettata dal poco gradito lavoro d’ufficio, Baracca ne divenne comandante appena un mese dopo, il 6 giugno .

Lo stesso giorno la 91a Squadriglia Caccia si trasferì ad Istrana, a supporto dell’imminente attacco italiano sull’Ortigara; rientrando a Santa Caterina il 4 luglio . Grazie alle innumerevoli vittorie, alla 91a venne presto affibbiato l’appellativo di “Squadriglia degli Assi” . Baracca aveva inoltre la facoltà di scegliere personalmente i propri uomini , richiamando di conseguenza i piloti più capaci da altri reparti fra i quali Bartolomeo Costantini, Giovanni Sabelli, Giuliano Parvis, Cesare Magistrini, Gastone Novelli e Guido Nardini. La Squadriglia contava spesso e volentieri pure sull’apporto di Pier Ruggero Piccio, comandante del X Gruppo e successivamente ispettore della specialità caccia.

Il gruppo di piloti, caratterizzato da una certa disomogeneità per quanto riguardava l’estrazione sociale e la gerarchia militare, riconosceva in Baracca una guida autorevole ma non autoritaria, rispettosa nei loro confronti e soprattutto generosa nell’azione e nel dare l’esempio . Caso emblematico fu la tragica ritirata di Caporetto, dove la 91a dovette affrontare alcune dolorose perdite e soprattutto abbandonare la propria base per riparare poi a Padova. Baracca fu l’ultimo ad abbandonare il campo, incendiando gli aerei che non si potevano trasportare e decollando sotto la pioggia scrosciante .
Durante la permanenza a Padova, i membri della 91a decisero di adottare come emblema il grifone , creatura mitologica metà leone e metà aquila, simbolo “dell’ardire e della ferocia ” sia in terra che in aria.

Nell’aprile del 1918 la squadriglia si trasferì a Quinto di Treviso , base che mantenne fino alla fine della guerra. Dopo la morte di Baracca durante la Battaglia del Solstizio, il comando passò nelle mani di Fulco Ruffo di Calabria e successivamente, in settembre, a Ferruccio Ranza .

Al termine del primo conflitto mondiale, la Squadriglia aveva accumulato 117 vittorie accertate, pari a circa la metà dei velivoli austroungarici abbattuti in territorio italiano e ben 11 membri poterono fregiarsi del titolo di Asso .

La 91a non fu mai sciolta e dal 2010 è stata assegnata, con il 10° Gruppo, alle dipendenze del 36° Stormo.
Il grifo è tuttora presente nello stemma dell’Aeronautica Militare Italiana a simboleggiare la specialità caccia .